I Santuari del Dio DJ

Da quando “quello che mette i dischi” è diventato importante?Forse occorre fare un piccolo passo indietro…

Le discoteche esistono dall’occupazione Nazista in Francia, quando, a causa della proibizione di ascoltare dischi in pubblico, le persone cominciarono a riunirsi clandestinamente per ascoltare musica. Quando questo locale viene esportato in America dal Francese Arthur il suo primo DJ era il cameriere mentre le vere star erano i musicisti dal vivo.

Parliamo di Club come il Copacabana al 10 East 60th street di NY. Aperto nel 1930 all’epoca del proibizionismo, dove si esibiva spesso Sinatra con la sua orchestra.

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Club Sanctuary

Il mito del DJ e l’importanza dei suoi santuari, le discoteche, arrivò con la Disco Music e con l’idea di un italo-amerciano che nel 1969 apri il Club Sancutuary al 407 West 43th Street di New York City ovviamente!

Francis Grasso '60

Francis Grasso '60

Francis Grasso '70

Francis Grasso '70

Questo Italo-americano si chiamava Francis Grasso e veniva venerato da i suoi fan solo per la favolosa musica soul che metteva dall’altare del suo club. Questo personaggio ammiratissimo fu il primo a miscelare insieme i dischi.

Mancandogli le sofisticate apparecchiature di oggi si arrangiava ascoltando in cuffia il brano successivo, poi, stabiliva un solco preciso da cui far partire il pezzo, senza che si notassero contrasti di ritmo; col motore del piatto azionato, ma tenendo fermo il disco con una mano attendeva il momento migliore. La leggenda racconta che avesse raggiunto la perfezione, tanto che chi ascoltava veniva investito da una continua e compatta colonna sonora. La sua storia è stata parecchio movimentata, apri altri club ebbe problemi con la mafia locale e con la droga. Il Sanctuary chiuse nel 1972 dopo una retata della polizia che ironia della sorte volle che il locale diventasse in seguito un centro di disintossicazione. Francis apri un altro locale e continuò la sua carriera di DJ fino al 2001 anno della sua morte a soli 53 anni.

In quel periodo nascevano altri Club in giro per il mondo e soprattutto a NY dove nascevano le moderne discoteche attorno alle quali spuntano nuovi personaggi, mode e stili e dove il re della festa è sempre “quel signore che mette i dischi!”.

Le due discoteche che segnarono la storia della musica e del glamour di New York furono il Paradise Garage e lo Studio 54, questi due club erano un l’opposto dell’altro.

La vecchia sede del Paradise Garage, al n.84 di King Street

La vecchia sede del Paradise Garage, al n.84 di King Street

Paradise Garage Logo

Paradise Garage Logo

Il Paradise Garage deve il suo nome proprio alla destinazione d’uso del suo stabile, infatti era il piano superiore di un garage al numero 84 di King Street nel Greenwich Village a NY. Apre nel 1975 solo per eventi e serate singole non legate ad un vero e proprio locale. L’inaugurazione ufficiale del Club avvenne solo il 17 febbraio 1978. All’inizio il suo DJ e creatore David Mancuso imposta l’ambiente con uno stile preciso cioè dei Loft parties in cui non venivano serviti alcolici, non veniva venduto alcun tipo di cibo e l’ingresso  era riservato ai membri.

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Appena aperto il “garage” era frequentato solo da gay, infatti divenne il più importante punto di riferimento per il mondo omosessuale ma andando avanti con il successo si aprì al modo etero e alle culture più disparate diventando uno dei primi locali a rompere le regole della discriminazione razziale e degli stili.

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Come in ogni santuario che si rispetti il centro della festa era il suo celebrante fisso o come si dice in gergo il: “resident DJ” cioè Larry Levan l’inventore della Garage House, genere che giustamente deve il nome al Paradise. Larry era dichiaratamente gay e strinse da subito un forte legame con il suo collega Frankie Knuckles anche lui gran maestro dei DJ della disco music; entrambi nascono artisticamente nel primo locale di David Mancuso The Loft. Larry Levan fu il primo a realizzare dei remix. Grande consumatore di eroina e fenciclidina mori 1992 per un infarto cardiaco causato da endocardite, patologia frequente tra i tossicodipendenti.

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Oltre al suo DJ al Garage passarono altri grandi personaggi che fecero la storia della musica. Una giovanissima Madonna pre successo e pre anni 80 girò lì il video della sua prima canzone Everybody.

Oltre ai DJ si esibivano anche gruppi dal vivo come i Clash e i Police. Ecco una sintetica lista degli artisti che si esibirono in questo tempio della musica tra gli anni 70 e gli anni 80:

Gwen Guthrue, Loleatta Holloway, Grace Jones, Taana Gardner, Frankie Knuckles, Kennth Carpenter, Todd Terry, Sylvester James, Patti LaBelle, Chaka Khan, Karen Young, Colonel Abrams, D. Train, Konk, The System, Peter Brown, Liz Torres, Tim Curry, Dan Hartman, Phyllis Hyman, Amanda Lear, Fist Choice, Natalie Cole, The Weather Girls, Betty Wright, Miquel Brown, Peech Boys, Bonnie Pointer, Jocelyn Brown, Stacey Q., Claudja Barry, Franciois Kevorkian, Sharon Redd, Nu Shooz, France Joli, Lime, New Order, Pattie Brooks, Jennifer Hollidey, Evelyn Thomas, Gary’s Gang, Keith Haring.

Il Paradise Garage cessò la propria attività il 26 settembre 1987.

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L’alterego del Club underground The Garage è sicuramente il mitico Studio 54 situato al numero 254-ovest della 54a Strada a Manhattan inaugurato il 26 aprile 1977. Imitatissimo e chiacchieratissimo questo Club attraeva a se qualsiasi tipo di persona, bastava che avesse voglia di divertimento e trasgressione; infatti l’obbiettivo del locale era creare ogni volta “la festa più grande del mondo”. All’interno di un ex teatro usato fino negli anni 60 come studio televisivo si trasformò nel mega santuario della musica con una pista da ballo grande 1800 mq, 54 tipi diversi di illuminazione e giochi luminosi, la musica riprodotta ad alto volume, le scenografie allusive (emblematica era la falce di luna imboccata dal cucchiaino contenente cocaina), le serate che ogni sabato prevedevano una sorpresa o un nuovo eccesso. Al culmine di ogni serata appariva dall’alto l’«Uomo sulla Luna», che scendeva tra il pubblico ed offriva ai presenti lo scintillante contenuto di un cucchiaino d’argento.

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Il locale era pensato perché tutti fossero i protagonisti, e puntualmente i giornali pubblicavano tutto quello che accadeva lì dentro creando dei miti e un gossip molto insistente, ogni cosa che passava per lo Studio 54 diventava moda e quindi tutto quello che entrava era estremamente selezionato. Molto simpatica fu la notizia di Bianca Jagger che per il party del suo compleanno entro con un magnifico cavallo bianco.

Fu il primo locale che adottò la selezione all’ingresso, una selezione molto rigida fatta da un esperto buttafuori Marc Benecke, e al suo vice, Al Corley, che in futuro sarebbe diventato famoso come attore di Dynasty, che prevedevano ingressi in numero uguale tra vip, gente comune e modelle (‘princes and plumbers’, principi e idraulici per usare le loro parole). La selezione valutava soltanto il livello di trasgressione della persona, anche se eri un vip non era sicuro il tuo ingresso, si racconta che perfino Cher una volta fu lasciata fuori o di una coppia di sposini, ai quali, sadicamente, venne concesso solo al lui di entrare, mentre la lei rimase per tutta la notte fuori in attesa del marito.

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Il locale oltre alla spaventosa pista da Ballo aveva un palco solo per il DJ accessibile tramite una scala in stile Barocco e il suo Re era Nicky Siano. Nicky diventò inoltre il primo DJ riconosciuto dall’industria del disco che riusciva a far diventare una sua traccia una hit sicura.

Ma l’ideatore di tutto questo è sicuramente l’imprenditore Steve Rubell che sogno questo locale fin dai tempi del liceo e porto questo Club al top con le sue idee innovative. il locale riuscì a fruttare 7 milioni di dollari solo durante il primo anno di apertura.

Steve crollò nel 1978 quando la polizia fece un incursione antidroga negli ambienti dello Studio 54 ma in realtà accusarono l’imprenditore anche di frode al fisco dopo alcuni controlli. Infatti  Rubell in un’intervista disse che solo la Mafia guadagnava più soldi di quanti ne incassava il suo club, la leggenda vuole che per riuscire contare l’incasso della serata dovevano pesare tutte le banconote da 10 dollari, chieste solo per ingresso.

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Ma non fu la fine dello Studio 54 perché il locale continuo la sua festa con tutti i suoi innumerevoli ospiti vip e non, uno dei più importanti fu Andy Warhol con le sue parrucche coloratissime e la sua stravaganze. L’artista fu anche ispirato all’interno di questo caos, infatti una delle sue opere sono una serie di quattro biglietti vip per entrare all’interno del club. La pop art di Warhol fu un po’ il simbolo del periodo, che si sposava con l’estremo kitch degli ambienti degli anni 70.

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Tra l’altro ospitò molte donne bellissime tra cui Donna Summer, Grace Jones, Liza Mannelli e Bianca Jagger che dettavano la moda ed erano chiacchieratissime in tutti i giornali e le riviste. Inoltre in questo tempio della trasgressione fare sesso e assumere droga di qualsiasi genere era estremamente facile. Si racconta che rimorchiare era facilissimo in pista (leggenda narra che quasi bastasse dire un “ciao” per poter far sesso) e se non era sufficiente, si poteva sempre chiedere aiuto ai ragazzi del bar – etero e bisex nudi sino alla cintola – per aver accesso a una zona sorvegliata da occhi indiscreti nel seminterrato o nella balconata.

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Si può dire senza sbagliarsi di tanto che la grande Madonna regina della musica pop nasca dentro questo locale, amante dei club e della loro vita fin da giovanissima si vocifera che avesse una relazione con il DJ e che fosse DJ lei stessa. Agli inizi degli anni ottanta Elio Fiorucci la incontra proprio all’interno degli ambienti dello Studio 54 e decide di farla esibire per la festa di lancio del suo nuovo store a NY; fu un grande successo e da lì, partì la grande carriera della cantante.

Lo Studio 54 restò aperto fino al 1986, quando venne chiuso e quindi riabilitato come teatro (tutt’ora funzionante).

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In Italia c’era un panorama musicale tutto diverso anche se un po’ di musica americana arrivava, ma per quanto riguarda le discoteche e i signori dei dischi abbiamo la riviera Romagnola che ancora oggi vive dei fasti di quel periodo.

La più grande discoteca italiana ricordata anche nella letteratura sul genere è La Baia Degli Angeli a Gabicce Monte (ai confini con le Marche vicino a Pesaro). Aperta nel 1974 ci si poteva entrare solo se eri tesserato, l’inaugurazione ufficiale al pubblico fu solo il 29 giugno 1975.

I locali erano decorati con figure pop di Marylin Monroe quindi in uno stile molto americano, e l’altare del DJ era posizionato su un ascensore che passava dalla pista all’interno a quella esterna.

I DJ, sacerdoti della festa, erano due newyorchesi Tom Season e Bob Day. Il duo aveva stipulato con delle etichette americane un accordo che assicurava loro il diritto di avere in anticipo le novità discografiche. Tom e Bob, compagni anche nella vita, si recavano tutti i mesi a New York dove cercavano novità da importare in Italia. La Baia fu anche il primo locale in Italia a chiudere alle ore 6 del mattino; queste caratteristiche peculiari resero il locale molto rinomato, e gli diedero fama nazionale.

La Baia è stata la prima in Italia ad usare un raggio laser lanciato nel cielo come “insegna” promozionale.

I due newyorchesi lasciarono il locale nel 1977 e furono sostituiti da DJ Mozart molto famoso all’epoca nell’ambiente discotecaro della riviera. Questa discoteca con il suo DJ Mozart è citata su un libro “Mamma, mamma, voglio fare il DJ”.

Questo luogo di culto per gli appassionati del genere fu al centro di un fatto di cronaca nera nel 1979, un ragazzo morì di overdose nel parcheggio del club che fu costretto a chiudere.Questi ambienti vanno completamente in abbandono e viene riaperta solo nel 1985 completamente rinnovata in stile imperiale con il nome la Baia Imperiale ma questa è un’altra storia.

Thx to Marty for the research ^^

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